Roma dice basta, in migliaia protestano contro il degrado

“Dimissioni, dimissioni”. Sono i cori che si levano dalla manifestazione contro l’amministrazione Raggi che ha riempito piazza del Campidoglio. “Roma dice basta”, lo slogan scelto per il presidio sotto la sede del Comune guidato Virginia Raggi per protestare contro il “degrado cittadino”. I cori si alternano alla musica sulle note di “Ricominciamo”. Alla manifestazione, che non è di partito, partecipano però anche alcuni esponenti dem come la presidente del I municipio Sabrina Alfonsi che spiega: “La sindaca deve dimettersi non per reati ma per incapacità manifesta”.

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Dal seminario sulla “Violenza maschile”, al DDL Pillon. ADESSO BASTA!

Il nostro recente Seminario sulla “Violenza maschile sulle donne ai tempi del sovranismo”, tenuto a Roma nella nostra sede nazionale il 20 ottobre scorso, che ha avuto riscontri molto positivi per la concretezza degli approfondimenti svolti, per dati e informazioni, alcune davvero sconvolgenti, sulla portata dell’attacco mondiale contro la libertà delle donne.

 Gli attacchi contro i diritti civili, quelli delle donne e dei bambini in primis, che potentati reazionari, misogini, sessisti e razzisti stanno portando avanti in tutto il mondo e che in Europa, in particolare, si manifestano con la volontà precisa di annullare la Convenzione di Istanbul, trovano voce a casa nostra nel DDL Pillon, nelle mozioni “provita” presentate ormai non più solo a Verona, ma in vari Consigli di varie città.

 La nostra campagna “Adesso Basta” si arricchisce di questi temi e trova nella mobilitazione del 10 novembre contro il DDL Pillon, un significativo rilancio.

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COMUNICATO Dell’UDI – DESIREE, L’ORRORE E LO STUPRO

Desirèe Mariottini a soli 16 anni non c’è più. È stata uccisa in barbaro modo. Siamo ancora una volta davanti all’orrore e ai responsabili non va data tregua. Ma ancora una volta siamo alle prese con forme di strumentalizzazione legata a chi sono gli stupratori o al degrado di un quartiere pieno di buchi neri.
È comprensibile, ma si dimentica che lo stupro è, troppo spesso, arma maschile in pace e in guerra e non prerogativa di pochi o solo del degrado urbanistico e sociale.
La storia di Roma dal ratto delle Sabine ad oggi si ripete con l’ennesimo stupro e uccisione ma anche senza attraversare due millenni di storia è sufficiente guardare negli ultimi decenni ai casi rimasti nell’immaginario collettivo.
1974 Strage del Circeo, tre ragazzi fascisti dei Parioli (la Roma bene) seviziano, violentano e uccidono Rosaria Lopez e Donatella Colasanti (che si finge morta), due ragazze non del loro livello sociale 1977 Claudia Caputi, quartiere Appio Tuscolano, viene violentata 2 volte da un branco di giovani romani nel parco della Caffarella
1988 Marinella Cammarata, in pieno centro storico, a due passi da piazza Navona viene violentata da tre uomini bianchi 2007 Giovanna Reggiani viene aggredita, violentata e uccisa da un muratore rumeno del campo Rom di Tor di Quinto 2018 Desirèe Mariottini, 16 anni, viene drogata seviziata, stuprata e uccisa da un branco (di spacciatori) a San Lorenzo. Nel 1976 ventimila donne scendono per le strade di Roma al grido Riprendiamoci la notte, una lunga marcia notturna che chiede la sicurezza per le vie della metropoli di notte. Da allora le donne non hanno mai smesso di chiedere a tutti di prevenire la violenza maschile in tutto il paese e non solo.
Da troppo tempo ormai chiediamo di occuparci della nostra città che lascia gli spazi sotto controllo della criminalità. Inutili gli appelli ai Municipi, al Comune, al Governo per interrompere questa lunga storia di stupri. È necessaria l’ennesima vittima per accendere di nuovo i riflettori sui problemi bui dell’area metropolitana?
Ma non facciamoci confondere; cosa ci raccontano queste violenze dal Circeo a San Lorenzo? Ci dicono che non c’è ceto sociale, età, razza, che non possa macchiarsi di violenze e stupri. L’unica prerogativa di uno stupratore è essere maschio. Lo stupro, così come la violenza sulle donne, è trasversale. Se poi uno stupratore agisce in branco la vicenda diventa ancora più crudele ed efferata.
È ora che chi di dovere si faccia carico delle responsabilità per rendere Roma città sicura per le donne, affinché le morti di Rosaria, Claudia, Marinella, Giovanna, Desirèe e tante altre non siano state solo un servizio di cronaca nera o un episodio di propaganda politica.
Ci auguriamo che vengano colpiti i responsabili, che venga applicato il codice penale e che ci sia la certezza della pena.
Spesso, infatti, dopo lunghi e dolorosi processi vedere che ai colpevoli di tali violenze sono assegnate pene lievi o, come nel caso dello stupro di Montalto, i responsabili sono mandati ai lavori sociali, significa infierire impietosamente ed istituzionalmente su chi ha già sofferto ad oltranza.
Vogliamo poter vivere a Roma senza la paura di essere aggredite, seviziate, stuprate e uccise. Fuori e dentro casa! In tutt’Italia.
#siamolaltrametàdellacittà